|
|
Adolescenti e educazione nell’età dei media digitali
Screen Generation (versione
stampabile) |
Il rapporto e i rimandi tra mezzi di comunicazione, pratiche di appropriazione, cultura, educazione e identità identificano spazi di discussione che raccolgono la voce e gli interessi di molti – educatori, insegnanti, genitori, studiosi – e che di recente sono stati messi a tema dalla ricerca Mediappro, progetto europeo che ha coinvolto centri di ricerca e università di dieci Paesi.
Ci soffermiamo in questa sede sull’indagine italiana, coordinata dal Professor Rivoltella dell’Università Cattolica di Milano, presentata nella pubblicazione Screen Generation: gli adolescenti e le prospettive dell’educazione nell’età dei media digitali edita da Vita e Pensiero.
In estrema sintesi, proviamo a delineare il quadro emerso, con una breve premessa metodologica e tematica. Nell’ottica del metodo, l’indagine condotta dall’equipe dell’Università Cattolica ha ampliato il setting degli strumenti di rilevazione impiegati nella ricerca europea, affiancando al questionario e all’intervista con gli studenti – 1219 nel campione italiano – la somministrazione di due diversi questionari per insegnanti e genitori, nonché l’impiego di strumenti di tipo proiettivo per indagare le connotazioni emotive della rappresentazione di Internet (il disegno dell’albero e del giardino come immagini rappresentative della Rete e della collocazione di Internet nello spazio di vita del soggetto).
In ottica tematica, invece, le domande guida che fanno da cornice alla ricerca si pongono su tre piani interrelati.
- Quali forme di appropriazione caratterizzano l’uso dei nuovi media da parte degli adolescenti?
- Come si caratterizza la risposta degli adulti di riferimento in termini di appropriazione e di definizione del significato dei new media?
- Quali linee di intervento educativo emergono alla luce degli stili e delle richieste implicite degli adolescenti stessi?
La complessità delle questioni poste può essere ricomposta alla luce di alcuni rilievi che presentiamo di seguito, rimandando al testo e alla presentazione dei risultati della ricerca messi a disposizione sul sito del Programma OMERO.
All’interno della cornice di appropriazione giovanile, emerge una chiara diffusione dei nuovi media nel quotidiano degli adolescenti, pur in presenza di un deciso equilibrio tra «consumi tecnologici e consumi outdoor» che fa presumere una riorganizzazione delle diete mediali. Questo rilievo viene accompagnato dalla «prevalenza di forme di consumo più tradizionali», che si discostano dall’idea di una Internet/technology driven generation.
La risposta degli adulti, di contro, si colloca su due piani. Dal punto di vista degli adolescenti, insegnanti e genitori non vengono considerati come figure “preparate” ad accogliere la sfida dei nuovi media.
Tre i fattori di incidenza che partecipano alla percezione di tale impreparazione: la naturale tendenza al distanziamento dei ruoli e delle competenze che segnano l’età adolescenziale (il mondo dell’adulto come ambiente altro); le reazioni complessive della famiglia e degli adulti, che sembrano parlare di nuovi media esclusivamente per sancire divieti, controllare e ridurre le “conseguenze economiche” di Internet; l’approccio della scuola, che «riconosce i cambiamenti introdotti dalla Rete e dalle tecnologie nei processi di elaborazione e trasmissione della conoscenza, ma fa ancora fatica a collocarli in contesto».
Dal punto di vista dell’adulto, secondo piano di riferimento, tende a prevalere una certa rigidità alimentata dai discorsi sociali attorno ai nuovi media e dalla prevalenza di una cultura “strumentale” che identifica nelle nuove tecnologie semplici strumenti, lontano dalla connotazione sociale che pervade usi e rappresentazioni giovanili.
La domanda conclusiva – la direzione dell’intervento educativo – rappresenta il nodo più complesso, e in un certo senso strategico, della ricerca. Non si tratta, infatti, di predisporre un decalogo del buon genitore e del buon insegnante, non essendo obiettivo dell’indagine quello di giudicare, ma di documentare, informare, suggerire e accompagnare pratiche educative sensate, far emergere domande che spesso rimangono sotto la superficie.
Le indicazioni che ci pare lecito lanciare riguardano la seria presa in considerazione dei nuovi modelli di comunicazione favoriti dai media digitali, evidenziando la centralità dell’educazione alla cittadinanza digitale come snodo educativo prioritario e trasversale.
Una ricerca, dunque, che merita di essere “ascoltata” e che rivolge il proprio sguardo al mondo dei media, degli adolescenti e dell’educazione, ribadendo il valore delle iniziative accademiche nel tentativo di fare luce sui fenomeni in corso, intrecciando le parole della comunicazione – ora più comprensibili – e le parole dell’educazione. |
| a cura di Alessandra Carenzio
|
|