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Intervento di Piercesare Rivoltella
Media Education e ricerca
(versione stampabile)
Il 7 settembre 2006 a Milano si è svolta la rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Tutor in collaborazione con il settore Cultura della Provincia di Milano in tema di Media Education: nuove prospettive e progetti. Ospite di riguardo il professor Piercesare Rivoltella, docente dell’Università Cattolica e personaggio di spicco nel panorama italiano della Media Education.

Il suo intervento si è mosso su uno sfondo di tipo teorico inteso a focalizzare l’attenzione sul rapporto tra la ricerca e i compiti educativi della ME. Ha iniziato infatti proponendo una riflessione: fare ricerca educativa sui media può essere inteso come fare ricerca in media education? Queste sono esperienze molto prossime tra loro, ma vanno trattate distintamente perché il rischio è credere di fare ricerca nell’ambito della Media Education e, invece, si fa ricerca educativa sui media.

Una demarcazione degli spazi di questi due ambiti di ricerca la si può operare a partire da tre descrittori che sono rappresentativi di altrettante differenze.

C’è infatti una diversità di focalizzazione, punto di vista e orientamento tra ricerca educativa sui media e ricerca in Media Education.

Sul piano della focalizzazione, la ricerca educativa sui media porge la sua attenzione su di essi nei loro risvolti educativi, mentre la ricerca in Media Education deve rivolgere la sua attenzione sull’agire educativo.
Il focus, quindi, si sposta da una semplice analisi dei consumi (punto che potrebbe essere anche solo problema del sociologo dei media) all’agire educativo in senso stretto.

È diverso anche il punto di vista perché, se nella ricerca educativa rimane sempre esterno, cioè il ricercatore non si occupa di media e non si attiva con i soggetti, nella ricerca in Media Education è sempre interno e pienamente attivo nel rapporto con i soggetti.

Infine, è diverso anche l’orientamento.
Laddove nel primo caso può essere anche solo conoscitivo, nel caso della ME è invece sempre funzionale, cioè la ricerca deve essere sempre pensata in funzione di un miglioramento della situazione dei rapporti tra i soggetti e i media.

A questo punto è possibile visualizzare i quattro possibili tipi di ricerca da condurre ai livelli della ME.

C’è la ricerca nomotetica, il cui obiettivo è la produzione del sapere ed è sicuramente un’area di ricerca molto presidiata in Italia dai primi anni 90 ad oggi. Uno dei sui obiettivi principali è stato quello di definire che cosa è la ME, quali sono le scienze da cui prende a prestito le sue conoscenze, quali devono essere i suoi strumenti e le sue metodologie, chi è il media educator come profilo professionale e quali competenze deve avere.

Anche di ricerca politica se ne è fatta tanta in Italia nello stesso periodo ed essa è volta soprattutto allo sviluppo dei concetti. Il suo maggior obiettivo è stato quello di accreditare il nome “Media Education” e alla fine ci si è riusciti, infatti il termine circola e spesse volte anche a sproposito.

Si è infatti passati da uno stato in cui non si sapeva neanche cosa fosse, ad uno in cui si rischia di utilizzarlo per una gamma di esperienze disparate che non fanno parte di essa. Quindi uno degli sforzi che la ricerca politica dovrebbe fare in questo frangente è di cominciare a delimitarne il campo.

Da esse si distingue la ricerca pragmatica, il cui “problema è risolvere problemi”. Qui rientrano tutte le forme di ricerca intervento, in particolare ricerca valutativa a scopo di ottimizzazione o le forme di ricerca relative allo sviluppo di oggetti. È tutta l’area dell’industria del supporto multimediale (guidelines, materiali per l’insegnante e l’educatore) e dell’educational.

A differenza di quella nomotetica e politica, la ricerca pragmatica in Italia è ancora poco coltivata. Quasi non esiste una ricerca sulla produzione di materiali didattici veramente intelligenti e creativi che non rispondano a logiche commerciali ma a logiche di ricerca.

Infine, la ricerca ontogenica. Essa ha a che fare, soprattutto, con la dimensione narrativa, autobiografica, con la produzione delle pratiche riflessive e che dovrebbe essere specifica, ad esempio, di tutto il tema dello sviluppo professionale legato in particolare al tema delle identità professionali. In questo ambito esiste uno spazio praticamente vergine su cui lavorare. Si pensi ad esempio alla formazione degli insegnanti.

Un termine direttamente saldato con lo spazio della ricerca, soprattutto per quanto attiene all’aspetto dello sviluppo personale dei profili professionali, è quello della formazione.

Formare le competenze nell’ambito della ME ha un duplice significato: il primo è quello relativo alla formazione delle competenze dei formatori e il secondo è quello relativo alla formazione delle competenze dei consumatori.

Le aree di competenza specifiche della figura professionale del Media Educator sono molteplici: competenze di analisi del testo, di analisi del consumo, relative ai metodi di lettura dei contesti, competenze di progettazione dell’intervento formativo, di tutoring, di supervisione, di valutazione.

Tutte competenze che hanno a che fare con le conoscenze che inevitabilmente un media educator deve avere dei processi e dei linguaggi dei media e dall’altra parte riguardo alle metodologie e alle pratiche didattiche. Si tratta quindi di una figura a largo spettro di competenza, con una elevata complessità da gestire sul piano della formazione.

Per quel che riguarda il secondo punto e cioè la formazione della competenze dei consumatori, bisogna guardare al quadro mutato del consumo mediale, al quale il media educator deve prestare particolare attenzione.

Questo cambiamento riguarda da una parte la multimedialità per cui i giovani tendono a tenere aperte più finestre contemporaneamente sugli stessi media o su media diversi, il quadro abituale è infatti un giovane che fruisce più media contemporaneamente e dall’altra parte la intermedialità.

È lo sviluppo tecnologico che spinge alla contaminazione dei diversi media e a una ricollocazione dei diversi media dentro lo stesso medium (es.: smartphone).

Vi è un cambiamento anche per quanto riguarda la personalizzazione e la delocalizzazione dei consumi culturali, quest’ultima legata alla miniaturizzazione e alla portabilità dei supporti. Adesso infatti il luogo del consumo è dappertutto, si delocalizza.
Vi è quindi un quadro di consumi complesso su cui il media educator è tenuto a prestare attenzione.

Un ultimo punto su cui bisogna ragionare è la tendenza del giovane consumatore ad una costruzione molto libera della propria dieta mediale.

Gli adolescenti sono consapevoli delle loro scelte e di conseguenza vi è un innalzamento dei livelli di competenza alfabetica nell’uso degli strumenti. Quindi il problema della scuola non deve più essere il fornire queste competenze, ma il ragionarvi sopra, fare ME.

Quale formazione allora per le competenze del consumatore? Secondo il professor Rivoltella, la sfida è di provare a passare dal pensiero critico come skill, abilità operativa, al pensiero critico come competenza.

Lo snodo di questo passaggio si trova quindi nella focalizzazione forte sulle meta competenze, in modo particolare lo sviluppo della esplicitazione e della problematizzazione delle competenze tacite.

Tutto questo e molto altro vorrebbe essere il contenuto di Omero, il quale si propone come un programma il cui obiettivo duplice è proprio lo sviluppo di ricerca e lo sviluppo di formazione in materia di ME, per il quale il professore ha passato la parola alla dottoressa Alessandra Carenzio.

Conclude il discorso, augurandosi l’organizzazione di una rete tra IRRE, ilMediario, Omero e chi si occupa di ME, che coordini attività di ricerca e di formazione in questo ambito.

Si tratta infatti di un settore strategico, ed è giunto il momento di passare dalla fase di sensibilizzazione delle esperienze e anche della spinta politica, alla fase di sistematizzazione del coordinamento e della pianificazione degli interventi.

(Intervento al Convegno del 7 settembre 2006: Media education: educazione e cultura multimediale organizzato dall’Associazione culturale Tutor in collaborazione con il Settore Cultura della Provincia di Milano e ilMediario.it).
a cura di Francesca Musetti
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