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La Media Education come spazio di diritto
Crescere e pensare (versione
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Per sviluppare una cultura mediale positiva è indispensabile riferirsi a quello spazio consensuale condiviso da molti, che individua nella promozione e nell’esercizio di alcuni diritti l’opportunità concreta di progredire verso lo scopo e lo scenario al quale ispirare le azioni di media education. Così contestualizzata, la Media Education non è solo una pratica didattica o un’esperienza di acculturazione, ma contribuisce a fondare il principio democratico e civile che fruire pienamente dei media è nella società di oggi un diritto, la cui mancanza è motivo di esclusione sociale e di disparità.
La Media Education, quindi, può considerarsi a tutti gli effetti un canale di promozione dell’infanzia, in quanto sollecita nei bambini lo sviluppo di capacità orientate alla consapevolezza, alla comprensione, a prendere posizione e a relazionarsi con il mondo circostante, nel quale i media svolgono una funzione centrale.
Quali diritti sono esercitabili dal bambino telespettatore e fruitore di media, con l’aiuto degli adulti?
Il diritto di accesso ai media, come interpretazione localizzata e speciale del significato più ampio di cittadinanza attiva. Si traduce nella possibilità/opportunità di godere/possedere strumenti, competenze e spazi mediante i quali i bambini possono esprimersi.
È in questo contesto che dal mio punto di vista trova fondamento e sviluppo la Media Education come esperienza formativa nella scuola, pur se intesa a livello sperimentale o facoltativo. Ancora in questo ambito si collocano la formazione degli insegnanti e la messa a punto di manuali e strumenti mirati. Trattandosi di una ipotetica nuova materia, il corpo docente andrà attrezzato e preparato al nuovo compito formativo, anche nel caso in cui siano degli esperti esterni a compiere i primi passi nelle classi e a introdurre nuove pratiche.
A questo proposito cito l’esperienza del Centro Didattico Cantonale di Bellinzona (Canton Ticino-Svizzera italiana) che al suo interno ha istituito il Servizio di educazione ai mass media (Semm), una struttura pubblica di servizio alle scuole che organizza iniziative didattiche e formative sui mass media, per esempio corsi di aggiornamento e interventi di consulenza agli educatori. Dispone di una biblioteca e di una videoteca specializzate, realizza con le scuole dei filmati che poi la TSI (Televisione Svizzera Italiana) manda in onda, creando così un circolo virtuoso che amplifica l’azione educativa del centro e la sua ricaduta sul territorio, in quanto vengono costruite delle sinergie propositive fra l’ente pubblico, il mondo della scuola e la televisione. In sostanza, la struttura in questione si caratterizza come un centro risorse per lo sviluppo della cultura multimediale in senso lato.
Il diritto passivo e attivo all’informazione e alla comunicazione, come risposta che soddisfa sia l’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, laddove è sancito che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione, sia le disposizioni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia sottoscritta a New York nel 1989 da quasi tutti i Paesi del mondo, nella quale si afferma che i bambini hanno diritto alla libertà di espressione.
Questo diritto “comprende la libertà di ricercare, di ricevere e divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo”.
Tutto ciò significa, in termini più concreti, che i bambini sono considerati all’atto della nascita soggetti di diritto come gli adulti e che, rispetto ai media, deve essere garantito loro il diritto di ricevere informazioni e di partecipare attivamente alla costruzione della comunicazione, come processo di relazione e interazione con la società.
Scendendo ancora di più nello specifico delle disposizioni normative, sia il dettato costituzionale sia l’articolo della Convenzione Onu indirizzano i media a prendere in forte considerazione due elementi: per primo, l’assunzione di responsabilità rispetto al dovere di informare i bambini sul mondo, intendendo con ciò la capacità di utilizzare linguaggi e contenuti appropriati e tagliati sulle esigenze dei minori; secondariamente, aprire ai bambini degli spazi reali di partecipazione, con cui si intende sia dare visibilità e concretezza all’infanzia in tutti i suoi aspetti (e non solo quando i bambini sono triste oggetto di fatti violenti di cronaca o comparse pubblicitarie), sia il loro coinvolgimento in trasmissioni nelle quali viene data priorità alla loro voce, creando così, per il pubblico da casa e per la televisione stessa, le condizioni dell’ascolto. I bambini, quindi, sono considerati portatori sia del diritto passivo di ricevere informazioni dai media, sia del diritto attivo di essere protagonisti della comunicazione.
Il diritto alla fruizione di programmi di qualità, cioè programmi progettati per aiutare i bambini a crescere e a pensare.
Per qualità intendo una serie di attributi/caratteristiche che il programma deve avere, quali la specificità dei contenuti (adatti al bambino, rispettosi del suo equilibrio e dei suoi bisogni), l’adeguatezza del format (durata, confezione, caratterizzazione dei personaggi) e soprattutto la fruibilità/usability del programma.
Mi riferisco in particolare allo studio attento dei palinsesti, per esempio collocare i programmi di qualità, compresi i cartoni che propongono storie intelligenti e divertenti, in fasce orarie adatte ai bambini (al rientro dalla scuola, in prima serata) e alla identificazione del programma di qualità. Penso a una Carta per la qualità dei programmi per i bambini che non sia un codice di regolamentazione, ma una sorta di manifesto promozionale della qualità, che stimoli, con delle indicazioni e degli orientamenti, i produttori o chi si occupa degli acquisti a “fare” in questa direzione.
Il programma di qualità dovrebbe poi rendersi riconoscibile al grande pubblico mediante l’attribuzione di una certificazione che lo faccia emergere dalla restante programmazione: per poter scegliere la qualità, gli utenti devono sapere che esistono delle differenze fra un programma e l’altro, e pertanto si rende indispensabile contrassegnare la qualità per proporla all’attenzione del pubblico.
(Contributo al Convegno del 7 settembre 2006: Media education: educazione e cultura multimediale organizzato dall’Associazione culturale Tutor in collaborazione con il Settore Cultura della Provincia di Milano e ilMediario.it)
a cura di Wilma Mazza
Note biografiche
Vilma Mazza è media educator e funzionario esperto del rapporto Tv-minori presso il Comitato regionale per le comunicazioni della Lombardia (Corecom), un organo regionale di vigilanza sul settore locale dei media, derivato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).
È laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano presso l’Istituto di Psicologia dell’Età evolutiva, con una tesi considerata di innovazione dal titolo Gli effetti della televisione sullo sviluppo cognitivo del bambino.
Le prime pubblicazioni risalgono alla fine degli anni ’80 e da allora ha continuato a collaborare con enti, istituti universitari, scuole e associazioni, curando ricerche, organizzando corsi di formazione sui temi della media education e del rapporto bambino-Tv in generale. Fra i committenti più significativi l’Università degli Studi di Milano, l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, Iulm, Censis, Irre (ex Irrsae), Provincia Autonoma di Trento, Aiart, Coop Lombardia e numerose amministrazioni comunali e provinciali della Lombardia e altrettante scuole, dalla materna alle superiori.
Nel periodo 2002-2003 è stata membro del Comitato di controllo per l’applicazione del Codice di autodisciplina pubblicitaria (IAP – Milano). Dal 1997 collabora stabilmente con il Centro Didattico Cantonale di Bellinzona e dal 2001 con l’Alta Scuola Pedagogica di Locarno, per la quale svolge docenze in occasione del Mit (Media Information & Technology), un evento formativo annuale interamente centrato sui linguaggi mediali. Negli ultimi tempi si occupa di progettare e allestire servizi di videoteca di qualità nelle scuole, nelle biblioteche e negli spazi polifunzionali dedicati ai bambini.
Pubblicazioni: si segnalano: numerosi articoli scritti per le riviste “Ikon”, “Bambini”, “Occhio clinico pediatria”; il libro “Usare la Tv senza farsi usare”, edizioni Sonda 2002, il libro “Apri la Tv” e la guida didattica “Occhio alla Tv” delle edizioni del CDC di Bellinzona. È in corso di stesura per la casa editrice Franco Angeli di Milano un libro sulla media education, comprensivo di itinerari didattici. |
| La Redazione
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