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Esigenze formative e proposte accademiche
Professione media educator (versione
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La Media Education non manca di sollecitare negli organismi e nelle istituzioni formative un quesito indiscutibilmente attuale, alla luce del percorso di affermazione della disciplina in ottica internazionale e dei progressi investigativi che si sono compiuti.
Il quesito riguarda la necessità di predisporre percorsi di formazione adeguati al sistema delle competenze e delle conoscenze sollecitate dalla oggettiva mediatizzazione dell’esperienza educativa, dalla Media Education stessa e dalla comparsa di un nuova figura – quella del media educator appunto – che non può limitarsi alla logica della promozione terminologica.
Parlare di Media Education come prospettiva desiderabile e sistematica, allora, porta in gioco una esigenza formativa inevitabile, in virtù del bagaglio conoscitivo e delle competenze necessarie alla piena corrispondenza tra propositi teorici – i paradigmi disciplinari sviluppati nel corso del consolidamento scientifico della Media Education – e pratiche di contesto.
La cerniera tra i due ambiti è necessariamente fornita dalla formazione, come evidente nei documenti finali e nelle proposte strategiche prodotte in occasione dei numerosi incontri e dibattiti sulla Media Education a partire dagli anni ’90, occasioni in cui la richiesta di azioni formative ha identificato un nucleo tematico sistematico e sentito.
Le reazioni alla “questione formativa” nel campo della Media Education, dunque, identificano un ambito di indiscusso valore per il futuro della disciplina, ma di fatto le risposte rimangono limitate a un campo ristretto di esperienze formali. Il Corso di Perfezionamento in Media Education offerto dall’Università Cattolica di Milano si inserisce nel paniere delle risposte concrete attuate dagli atenei italiani, predisponendo un percorso di tipo teorico ed esperienziale attraverso l’alternanza di momenti d’aula e stage in strutture di interesse.
La conclusione ufficiale del Corso (Anno Accademico 2004/2005) ci ha fornito uno spunto significativo di riflessione, avendo raccolto il punto di vista di figure da tempo impegnate in questo campo (La giornata conclusiva dell’8 novembre 2005, coordinata dal Professor Rivoltella in qualità di responsabile scientifico del Corso di Perfezionamento, ha visto la presenza del Professor Galliani, del Professor Lenoci, del Professor Cantoni e della Professoressa Besozzi).
I contributi delle figure intervenute nel corso della giornata, pur nella diversa appartenenza disciplinare, hanno evidenziato tre grandi temi che accomunano le riflessioni e le sensibilità messe in campo.
In primo luogo, la predisposizione di percorsi di formazione in Media Education svolge una funzione di assoluta evidenza in merito al ricorrente scarto tra formazione e mercato del lavoro, imponendo all’università un impegno di lettura del contesto professionale, per meglio corrispondere alle richieste e alla configurazione lavorativa effettiva.
Non giova a nessuno, in sintesi, ignorare il rinnovamento contestuale e professionale, correndo il rischio di collocare arbitrariamente investimenti utili, di formare in maniera inadeguata o insufficiente il pubblico cui il sistema universitario si rivolge, di creare una nuova sacca di laureati senza un futuro professionale serio e soddisfacente.
In secondo luogo, lasciando sullo sfondo le dinamiche professionali ed economiche, emerge chiaramente il mandato educativo dell’università, che dovrebbe spendersi come luogo di innovazione e di rinnovamento tracciando nuovi percorsi e indicando con serietà strade desiderabili, anche se in prima battuta potenzialmente rischiose. Il problema, nello specifico ambito della Media Education, si carica degli atteggiamenti protettivi che dagli esordi della prospettiva hanno segnato la storia dell’incontro/scontro tra educazione e comunicazione, spostata verso l’asse della conservazione e della chiusura delle aule formative, piuttosto che verso l’asse del dialogo aperto alla commistione delle prospettive nell’ottica dell’arricchimento reciproco.
Nel momento in cui l’università tende a promuovere azioni formative innovative, anticipando in alcuni casi le esigenze culturali (i media come oggetti della cultura contemporanea), formative (i media come strumenti e ambienti didattici) e professionali (i media come ambito professionale negli spazi dell’educazione e della comunicazione), il peso della linea difensiva rende difficile intraprendere un cammino solido.
In terzo luogo, infine, è risaltata a chiare lettere la necessità di una prospettiva orientata al soggetto, vero protagonista della formazione, evitando in tal senso il rischio di un eccessivo tecnicismo delle azioni formative, recuperando il valore dei media come luoghi di scambio e conoscenza e il valore assoluto della persona.
I percorsi di formazione nel campo della Media Education, allora, devono poter coniugare in un impianto equilibrato sia gli aspetti strumentali legati alla disciplina e ai media stessi, sia gli aspetti di tipo critico e riflessivo, poiché di fatto i cambiamenti apportati dalla Media Education nel contesto educativo toccano la sfera della motivazione, del cambiamento metodologico, della cultura e della ridefinizione dei ruoli.
Aspetti, dunque, che non possono certamente limitarsi alla semplice, ma necessaria, conoscenza strutturale e tecnica dei media, predisponendo un percorso articolato in entrambi i sensi.
I tempi sono ormai maturi, lo dimostra la cifra dell’impegno teorico della Media Education e della diffusione delle pratiche con/sui media in tutti i territori educativi – non solo scolastici – giustificando e richiedendo a gran voce il coinvolgimento formale dell’università, in qualità di referente formativo e spazio di rinnovamento.
La soluzione, probabilmente, è rappresentata dalla condivisione delle proposte implementate a livello italiano ed europeo, piuttosto che dalla frammentazione delle pratiche formative, intraprendendo un percorso di avvicinamento delle risposte locali attraverso la comunicazione autentica e la circolazione delle buone pratiche.
L’incontro conclusivo da cui siamo partiti sembra concretizzare questa attenzione reticolare, alla luce della presenza di tre rappresentanti di altrettante università (Milano, Padova e Lugano), fornendo uno terreno utile per intraprendere nuove collaborazioni e per condurre il dibattito sulle nuove figure educative – il media educator – in una cornice scientifica attenta.
a cura di Alessandra Carenzio
La Sapienza ci riprova…
La Facoltà di Scienze della Comunicazione de La Sapienza ci riprova. Dopo il primo anno di sperimentazione, Mario Morcellini in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2005/’06 ha annunciato la partenza della seconda edizione del Corso di Alta Formazione in Media education. L’unica esperienza in Italia di educazione ai/con media post lauream, insieme a quella dell’Università Cattolica di Milano.
La provenienza di matrice comunicativa rappresenta il carattere distintivo di questa Scuola, il cui obiettivo è preparare un team di giovani esperti in comunicazione, capace di intervenire in modo responsabile e attivo nel settore dell’educazione, non solo scolastica.
L’Alta Formazione propone un iter esplorativo e operativo entro i linguaggi e i meccanismi dei media, che trova il suo naturale approdo nel microcosmo della formazione degli adulti o dei giovani. Sapere e saper fare sono i codici di accesso per intraprendere questo percorso, essi si intrecciano e si alternano nella didattica, tutta orientata sull’approfondimento di alcuni mezzi di comunicazione come la radio, la tv, il fumetto/l’animazione, il multimedia e il giornale.
Ogni linguaggio mediale sarà analizzato, de-costruito e rimontato attraverso pratiche laboratoriali che trasformeranno i corsisti da spettatori a produttori dell’esperienza vissuta.
Oltre al rapporto face to face, il Corso promuove la partecipazione contemporanea ad eventi culturali sul tema della Media education. La vera conoscenza di un fenomeno, infatti, si completa attraverso la partecipazione a quanto può consentire un aggiornamento sul dibattito contemporaneo nazionale.
Un ambiente di apprendimento, infine, consentirà ai corsisti non solo di attivare pratiche di socializzazione, ma anche di sperimentare forme di lavoro cooperativo virtuale e per gruppi, attraverso la realizzazione di project work collettivi.
Per questi motivi, e non solo, vi rimandiamo alla pagina web: http://www.discuniroma1.it/mediaeducation, in cui potrete trovare nel dettaglio tutte le informazioni relative al Corso.
a cura di Ida Cortoni |
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