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Alfabetizzazione e democrazia
La Media Education in Brasile (versione
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La Media Education da sempre sottolinea la diretta reciprocità che intercorre tra l’apporto teorico di autori e professionisti dei media e dell’educazione e la spendibilità degli obiettivi perseguiti nel contesto reale, da cui nascono i bisogni educativi che la riflessione intende raccogliere. Ed è proprio questa specificità, in cui la teoria punta alla prassi e la prassi ritorna a confrontarsi con i principi, a rendere quanto mai diversificata la natura della Media Education in relazione ai contesti in cui viene ospitata e concretizzata, differendo per puntualizzazioni ed esigenze, nonché per pratiche e indicazioni progettuali.
L’educazione ai media, quindi, pur nutrendosi del medesimo sostrato teorico, trova numerosi sbocchi pragmatici a partire dalla natura del reale comunicativo ed educativo. La realtà Sudamericana, pur nelle differenze territoriali che spesso tendono ad essere confuse in un unico contenitore, l’America Latina appunto, rappresenta in questo senso una specificità particolarmente interessante, che sottolinea la dimensione del conflitto, dell’identità da promuovere e difendere, della responsabilità civile.
La tendenza riscontrata nel contesto in esame, più che altrove, è legata alla duplice dinamica di affermazione del potere dei media, che comporta sia l’esclusione degli strati più deboli e svantaggiati della popolazione, poco rappresentati nei discorsi dei media e strumentalizzati, sia la creazione di un circolo vizioso di consumo acritico cui spesso corrispondono bisogni indotti che difficilmente trovano soddisfazione, poiché ispirati a modelli differenti.
I concetti di cultura dominante, esclusione, perdita del legame fondamentale con le radici storiche e le tradizioni, colonizzazione mediatica e dipendenza descrivono in parte la situazione che si è venuta a creare e che, in tempi di globalizzazione, richiama con forza l’attenzione e l’intervento educativo.
L’occasione per parlare di Media Education come strumento per la democratizzazione e l’inclusione, riducendo le distanze comunicative e sociali nell’ottica dell’esigenza di alfabetizzazione secondaria come momento di crescita non solo professionale, viene fornita dalla possibilità di confronto diretto con chi vive nel tessuto sociale e culturale in oggetto, Monica Fantin, dottoranda in soggiorno di studio presso il Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano per approfondire il tema della Media Education.
In quale contesto tematico si colloca il progetto di lavoro in corso di svolgimento per il dottorato di ricerca?
Il progetto sviluppato si focalizza sul rapporto tra bambini e cinema, in particolare sul significato costruito dai bambini e sul ruolo della scuola come mediatore. A livello pratico sono stati articolati diversi momenti di confronto, dall’osservazione, al questionario, alle interviste in profondità. La domanda chiave può essere riassunta come segue: come può il cinema diventare un’esperienza significativa per i bambini?
Quali sono i primi risultati del lavoro, ovvero quali sono le prime interpretazioni dei dati raccolti?
I primi risultati sono veramente interessanti, la visione di un film al cinema non rappresenta per i bambini una semplice occasione d’evasione, ma un momento di appropriazione di significati da ricollocare nella loro vita di tutti i giorni. L’interpretazione dei messaggi e delle immagini non è sempre convenzionale, bensì creativa in quanto messa in relazione alla loro esperienza.
Quale ruolo svolgono le immagini all’interno del panorama e della configurazione dei media in Brasile?
In Brasile la configurazione dei mezzi di comunicazione è ancora dominata dalla posizione decisiva della televisione, che rappresenta il mezzo più diffuso, considerando che computer e Internet non sono strumenti presenti nella realtà quotidiana di tutte le famiglie e che la maggioranza delle scuole è ancora sensibilmente carente a livello di strutture tecnologiche avanzate. I bambini guardano molta televisione e programmi che non sono stati pensati per un pubblico infantile, soprattutto nel pomeriggio. Guardano prevalentemente programmi per i bambini, film e prodotti commerciali, mentre i canali a pagamento rimangono un fenomeno che denota un’elite e la televisione educativa, presente e di qualità, non ha ancora una diffusione nazionale, essendo legata solamente ad alcune zone geografiche raggiunte.
Quali sono, dunque, le caratteristiche assunte dalla Media Education in Brasile?
La storia della Media Education nel Paese è da sempre legata ai movimenti sociali, perseguendo finalità pratiche di coscientizzazione politica e resistenza ai regimi militari, quindi in un certo senso la traccia primaria della prospettiva di educazione ai media è sempre stata di natura concreta e pragmatica. Oggi, tuttavia, si sta diffondendo un nuovo spirito riflessivo evidente nei numerosi progetti portati avanti dalle ONG, dalle università e dalle associazioni nella scuola, orientati al piano dell'educazione, della produzione e della riflessione. Se prima, dunque, il panorama era costituito da progetti legati alla produzione, gli scenari attuali sono caratterizzati da una maggior esigenza di socializzazione delle pratiche per giungere ad una riflessione comune. Il Summit che si è tenuto nel 2004 a Rio de Janeiro, ad esempio, è stato occasione di confronto delle esperienze, testimoniando la nuova linea tendenziale della Media Education. Anche nelle università impegnate in progetti e ricerche si assiste ad un bilanciamento della prospettiva pratica e dell’orientamento teorico, più evidente nel percorso Europeo.
L’esperienza, come detto, ci permette di rendere conto delle funzioni e delle intenzioni della Media Education. Quali progetti hai avuto modo di condurre nella scuola e nel territorio?
I progetti che ho condotto sono accomunati dall’attenzione per lo statuto dei bambini e degli adolescenti, particolarmente significativo in Brasile. Il lavoro sui diritti dei bambini e sullo spazio loro dedicato nella città è uno di questi, e si è concluso con la creazione di una mostra itinerante di fotografie scattate dai bambini coinvolti nel progetto, un collage di come i più piccoli vedono la città, vivono e creano gli spazi di gioco e di socializzazione. Un altro lavoro ha riguardato lo studio della rappresentazione dei bambini e dei loro diritti nelle notizie, con un focus particolare sulla tematica della violenza, condotto in collaborazione con i giornalisti. Spesso i media parlano di bambini, ma raramente parlano con i bambini.
Il concetto di minoranza e d’inclusione delle minoranze, di cui i bambini fanno parte, è particolarmente significativo.
Attualmente il dibattito sull’inclusione delle minoranze è passato dalla dimensione politica a quella culturale, nel senso che è diventato un tema discusso su più livelli, soprattutto grazie all’impegno delle associazioni culturali, particolarmente attive in Brasile. Cinema ne la favela è uno degli esempi di questo impegno delle associazioni per le minoranze, ideato con l’obiettivo di portare il cinema nei centri comunitari e di creare un dibattito attraverso il coinvolgimento di registi, artisti e attori, portando avanti l’idea di arte anche come resistenza. Oggi il problema non è più solo dominio delle sfere politiche, ma è diffuso a livello culturale e, spesso, coinvolge le università e le scuole.
Per chi fosse interessato ad approfondire il tema della Media Education in Brasile, potresti segnalarci qualche autore di rilievo e qualche progetto di particolare interesse?
Tra gli autori segnalo Ismar Soares, con il progetto Educom.radio, Maria Luiza Belloni con il progetto Formaçao do telespectador e Claudius Ceccon, coordinatore di una delle ONG più longeve in Brasile (il Centro de Criaçao de Imagem Popular- CECIP) mentre tra le istituzioni segnalo Midiativa (associazione che opera nel campo della comunicazione e dell'educazione), Multirio (istituzione attiva nella Prefettura di Rio de Janeiro nella produzione di programmi televisivi, video, cd rom e pubblicazioni educative), Andi (impegnata nell'affermazione dei diritti dell'infanzia) e le attività dell’Istituto Cidade Futura.
Il futuro delle giovani generazioni, allora, si gioca in uno spazio sempre più pubblico in cui trasformare i media in occasioni di integrazione sociale, e non di esclusione; di conoscenza e confronto, e non di creazione di barriere culturali; di riscoperta della comune identità di persone, e non di nuovi ghetti. La Media Education sembra partecipare a gran diritto a questo processo di trasformazione, a condizione che non diventi pratica per pochi, riproducendo il già diffuso gap tra "media-rich" e "media-poor" che negli intenti formali intende ridurre. |
| Alessandra C arenzio
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