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Stampa e Dintorni
Il futuro dei giornali nell'era di internet
C'era una volta la stampa?
(versione stampabile)
“Tra cinque anni saremo solo on-line”. Sono bastate poche parole a Arthur Sulzberger, editore del New York Times, per riaprire, in una recente intervista, il dibattito sull’incerto futuro della carta stampata.

Secondo il proprietario del prestigioso quotidiano statunitense dobbiamo prepararci al giorno in cui i giornali a inchiostro si ritroveranno a essere oggetti d’antiquariato, sostituiti dall’informazione via web.

In verità, non è la prima volta che giornali e giornalisti devono affrontare la profezia di una “morte annunciata”: è già successo dopo l’introduzione della radio e il boom della televisione tutta suoni, immagini e collegamenti in diretta.

Certo, il confronto con Internet si profila più difficile, considerando i punti di forza del mezzo. “La vera rivoluzione dei network che operano in rete – ha precisato la general manager del NYTimes. com, Vivian Schiller, facendo eco alle dichiarazioni dell’editore- è aver messo il lettore nella cabina di comando, attraverso un’interazione, unica e vastissima, con i giornalisti e fra il pubblico stesso”.

In effetti, scorrendo tra le pagine digitali del quotidiano, ci si accorge di come l’informazione sia divenuta sempre più personalizzata: blog, forum e chat room in cui i lettori più colti, curiosi e intelligenti del mondo si scambiano opinioni su questioni politiche ed economiche e vengono incoraggiati a scrivere recensioni su libri, spettacoli, mostre, ristoranti.

Ma la creazione di un esercito di semi-professionisti della comunicazione non rappresenta l’unica arma vincente della rete. Per catturare l’attenzione dei visitatori, gli esperti di grafica cercano continuamente modi creativi di proporre le notizie, sfruttando, ad esempio, alcuni nuovi prodotti informatici in grado di replicare la lettura di una rivista cartacea su computer e palmari, ma in maniera più chiara e confortevole per gli occhi.

Da non dimenticare, poi, l’attenzione per i contenuti. I siti che si occupano di news tendono a investire maggiormente su musica, intrattenimento, nuovi media e moda, settori adatti a sedurre le nuove generazioni, sempre più insensibili all’ antico foglio di carta.

Insomma, sembra proprio che per sopravvivere i vecchi giornalisti debbano modernizzarsi e accettare l’idea di includere nel proprio universo fatto d’inchiostro nuove forme mediali e canali comunicativi.

Alcuni, peraltro, stanno già cercando di adattarsi: è il caso di firme note come Beppe Severgnini del Corriere, Federico Rampini e Vittorio Zucconi di Repubblica che fanno sentire la loro presenza nel sito della testata attraverso interventi radio e video, pubblicazione di articoli e attivazione di forum con i lettori.

La sorpresa è che la convergenza tra i due media non sembra influire in maniera negativa sulla stampa. Anzi. Ricerche condotte negli Stati Uniti dimostrano che il web arriva addirittura a fare da traino al prodotto cartaceo, che rimane indispensabile e insostituibile.

Infatti, a differenza di internet, luogo pensato per il rapido consumo della notizia, la stampa offre in aggiunta un servizio pubblico, sviluppa un senso di comunità, consente di allargare il bagaglio conoscitivo necessario per vivere in una società complessa. Quindi, il vero pericolo per il giornalismo, specie quello italiano, non è rappresentato dalla diffusione di un nuovo mezzo.

Per evitare l’estinzione, la stampa deve semmai continuare a sviluppare formule innovative, rendere il linguaggio più fluido e comprensibile, puntare sempre alla qualità, senza lasciarsi lusingare dalla sciatteria. Oggi, invece, vengono premiati i più bassi istinti del pubblico, allo scopo di guadagnare copie per raccogliere pubblicità.

Invertire la tendenza sembra tutt’altro che semplice se, come ha affermato, Enzo Biagi in un forum organizzato dal settimanale Panorama: “C’è in giro tanto grigiore. Praticamente non si fanno più inchieste. S’è perso il gusto della cronaca, nella quale traspirazione e aspirazione dovevano andare d’accordo”. Come a dire, cara stampa, che se la fine è vicina è solo colpa tua.
Valentina Buzzi
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