Una novità editoriale parla il linguaggio della media education, per promuovere una cultura educativa sui media e per testimoniare il lavoro di un gruppo di educatori, formatori, professionisti e accademici da anni impegnati nello spazio dell’educazione ai media. Stiamo parlando del libro-guida Primi passi nella media education. Curricolo di educazione ai media per la scuola primaria, a cura di Filippo Ceretti, Damiano Felini e Roberto Giannatelli, che inaugura la collana Erickson dedicata alla media education sotto la supervisione scientifica del gruppo MED.
Si tratta, come anticipato, di una pubblicazione operativa – non un testo teorico sulla disciplina – che a nostri avviso si presta a una duplice lettura.
La prima e più evidente, di tipo didattico, riguarda la volontà di promuovere un percorso curricolare, coerente e sistematico, attraverso la predisposizione di risorse, schede, materiali didattici e linee orientative per la scuola e gli insegnanti interessati alla conduzione di percorsi sui media non improvvisati.
In questa ottica, possiamo definire il contributo come una guida ragionata, organizzata per cicli scolastici e strutturata attraverso un ventaglio tematico corrispondente ai diversi mezzi di comunicazione – dalla radio alla fotografia, dall’informazione televisiva ai videogiochi – per mettere a disposizione della classe strumenti agili e comprensibili.
Le schede e i materiali raccolti nella guida, dunque, possono funzionare da spunto di lavoro per insegnanti e studenti nel rispetto della specificità contestuale, suggerendo attività pratiche e fornendo strumenti complementari funzionali alla raccolta di dati utili alla rendicontazione delle esperienze e alla valutazione dei processi che il lavoro sui media ha attivato nell’aula.
La seconda lettura, di tipo riflessivo, intende mettere in luce la complessità progettuale della media education, evidenziando ancora una volta il significato degli interventi formativi in questo spazio scientifico e le condizioni di fattibilità.
Se mettiamo in secondo piano i percorsi progettuali, infatti, emerge in maniera assai chiara la necessità di una strategia per consolidare la media education, strategia che individuiamo nella sinergia tra le parti.
Leggendo la presentazione curata da Giannatelli, il termine collaborazione sembra caratterizzare, più di altri, il motore di ogni iniziativa di educazione ai media nella scuola.
Le parti in gioco devono poter contare sulla circolarità che coinvolge:
- gli insegnanti, a fronte di un percorso di formazione rigoroso per gestire processi e conoscenze legate ai media e alla comunicazione;
- i ragazzi, attori e non solo destinatari dell’intervento didattico, ma soprattutto autori di comunicazione e non semplicemente fruitori, come ben evidenziato nella descrizione delle cinque aree di competenza curata da Filippo Ceretti (area del lettore mediale, area dello scrittore mediale, area del critico mediale; area del fruitore mediale, area del cittadino mediale) e nella declinazione del concetto di capacità sintetizzata da Damiano Felini (capacità di accedere, di analizzare, di valutare, di produrre);
- i genitori, per creare un circolo virtuoso tra scuola e famiglia, considerando come quest’ultima sia non solo referente educativo primario, ma anche luogo di fruizione e creazione di comunicazione per eccellenza. L’accesso ai media e ai messaggi dei media si colloca nell’ambiente domestico, dunque il coinvolgimento dei genitori rappresenta una componente di riuscita imprescindibile nell’ottica dell’accompagnamento e della rilevazione del cambiamento di approccio che la media education intende promuovere;
- l’università, per contare sul rigore scientifico e sulla possibilità di aggiornare metodi e pratiche;
- i professionisti dei media, attraverso la condivisione di competenze e strategie;
- le autorità locali, per dare visibilità e riconoscimento alle attività di media education all’interno di una cornice che mette in primo piano i concetti di cittadinanza e responsabilità.
I problemi che vengono implicitamente lanciati riguardano in sintesi i punti chiave del dibattito sulla media education. In questa sede ne evidenziamo tre.
1. L’esigenza di sistematicità e continuità, per evitare di trattare i media come aspetto sporadico per la scuola e l’educazione. I media, di contro, attraversano l’esperienza delle giovani generazioni in maniera ancor più profonda rispetto al passato mediale, qualificando la media education non più come scelta possibile (fare entrare o meno i mezzi di comunicazione in aula), ma come necessità concreta (i media entrano comunque in aula, poiché appartengono al vissuto, al linguaggio e alla quotidianità dei ragazzi).
2. Il problema della valutazione della media education, come spazio imprescindibile della progettazione e come ambito di ricerca da coltivare.
3. La media education come progetto, quindi come attività complessa che necessita di rigore scientifico, organizzazione, cura per i dettagli e attenzione per le pratiche di documentazione.
Un'ultima nota riguarda gli strumenti di approfondimento che chiudono il testo: il glossario, utile per l’insegnante e per lo studente, ma anche spunto di ricerca sul linguaggio della comunicazione e dei media; la bibliografia ragionata, agile e funzionale; il riferimento a dieci siti dedicati alla media education, per orientarsi nel mare di informazioni che Internet ci restituisce. |