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Crescere tra le righe
Giovani e editori (versione
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Editori e giovani seduti attorno allo stesso tavolo, impegnati a scoprire il reciproco giudizio e a discutere insieme sugli scenari futuri dell’informazione. Intorno a questo interessante confronto si è svolta la quinta edizione del convegno Crescere tra le righe che torna, dopo la pausa elettorale di un anno fa, grazie all’iniziativa di Andrea Ceccherini.
Il presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori ha convocato a Bagnaia, la tenuta della famiglia Riffeser Monti, numerose personalità, coinvolte a diverso titolo nel mondo del giornalismo e della comunicazione: direttori di quotidiani e telegiornali (Ferruccio de Bortoli del Sole 24ore, Carlo Verdelli della Gazzetta dello Sport, Gianni Riotta del Tg1), politici (i ministri Gentiloni e Melandri), editori (John Elkann), ospiti d’eccezione (Peter Kann, presidente del Wall Street Journal e il popolare cantautore Claudio Baglioni). Tutti pronti a rispondere alle domande dei veri protagonisti della manifestazione, i centocinquanta ragazzi delle superiori coinvolti nel progetto Quotidiano in classe.
Il “popolo senza cravatta” (definizione del moderatore Beppe Severgnini) non ha timore di dar voce alle proprie idee. Stanchi dell’etichetta di “generazione immatura, perennemente attaccata al peluche”, gli studenti in sala dimostrano di avere un’inaspettata capacità critica, individuando i limiti attuali della stampa.
I contenuti, innanzitutto: la platea chiede più approfondimenti e meno gossip, più impegno e meno faciloneria. Ai lettori, insomma, non interessa affatto trovare tra le pagine dei quotidiani il report dettagliato della notte burrascosa di Paris Hilton o la lista degli amori infelici dei principini William e Harry.
Può sembrare sorprendente, ma i ragazzi pretendono maggiore attenzione per politica, economia e scenari internazionali, sempre che gli argomenti vengano trattati in modo comprensibile. Ed è proprio la questione del linguaggio ad accendere la discussione: troppo spesso i giornalisti cadono nell’uso del politichese, un lessico criptico di cui si servono gli addetti ai lavori per scambiare messaggi cifrati.
In questo modo, il lettore si sente escluso e per nulla stimolato a proseguire nell’opera, faticosa, di interpretazione. Serve semplificare, dunque, e puntare alla chiarezza. Non a caso, il successo editoriale dell’ultimo decennio è rappresentato dalla free press che offre testi brevi e accessibili a un vasto pubblico.
Attenzione, però, a non cadere nella superficialità. Per i ragazzi, la lettura del quotidiano resta un’operazione profonda, un momento di riflessione e analisi. Non difettano certo di maturità questi disinvolti locutori che si susseguono, sempre pertinenti e arguti; forse, è proprio merito del rituale accostamento alla stampa che, secondo quanto emerso dal convegno,aumenta la propensione al confronto, migliora la percezione di se stessi come portatori di valori, educa ad essere persone e cittadini migliori.
Il vaccino del quotidiano in classe contro “ignoranza e conformismo” sembra dare i suoi effetti. Ora, però, è tempo di un ulteriore passo in avanti: occorre infatti saldare il rapporto con i giovani e ampliare la sfera d’influenza su chi ancora dimostra una certa allergia per la parola scritta. Compito arduo, considerando la concorrenza dei nuovi media che sfruttano l’arma della multimedialità.
Tra gli editori accorsi a Bagnaia circola comunque ottimismo: la carta stampata sopravviverà grazie a nuove strategie. Alcune sperimentazioni sono già in atto: si va dal diario dei ventenni varato sulle pagine di A da Maria Latella, alle pagine dedicate da Panorama al fenomeno dei blog, al ringiovanimento delle redazioni sostenuto in particolare dal direttore di Libero, Vittorio Feltri.
Ma il vero segreto di una stampa capace di conciliare qualità e successo rimane la mano d’opera, la penna di giornalisti preparati che riscoprano il gusto di andare sul campo alla ricerca di notizie, storie, reportage, inchieste spesso accantonate per far largo a comode interviste telefoniche. Il convegno si chiude così, con tanti buoni spunti da segnare sul block notes e tanti impegni da mantenere. Il presidente Ceccherini sale sul palco a salutare e si unisce, anche lui, alle note di “Strada facendo…”. |
| a cura di Valentina Buzzi
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