|
|
Il cinema hollywoodiano nell’immaginario infantile
Un mondo di supereroi (versione
stampabile) |
Il Mediario ha incontrato Ilana Eleà, dottoranda in Scienze Umane presso la PUC (Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, Brasile) e ricercatrice del GRUPEM, gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Rosalia Duarte che da anni si occupa di educazione e media.
Ilana ci ha parlato di come, a partire da un progetto di ricerca sulla relazione fra i bambini e il cinema, sia stata spinta ad approfondire uno studio semiotico sui supereroi dei film hollywoodiani.
Nel 2005 il GRUPEM ha lavorato al progetto “A experiência televisiva na produção de sentidos do cinema” (l’esperienza televisiva nella produzione di significati del cinema) durante il quale è stata organizzata una serie di visioni su grande schermo per un gruppo di 30 bambini partecipanti al progetto che, seppur abituati alla visione di lungometraggi in televisione e in dvd, non erano mai stati in una sala cinematografica. Una delle intenzioni del GRUPEM era quella di offrire ai bambini un repertorio di film che andasse oltre la produzione hollywoodiana a cui fino ad allora erano abituati.
Durante una delle attività preliminari alla visione dei film, il “Museo di Immagini”, i bambini sono stati invitati a pensare a tutti i film già visti e maggiormente apprezzati, per poi rappresentarli graficamente attraverso dei disegni. Il risultato di questo esercizio ha rivelato che la maggior parte dei bimbi sono attirati e affascinati dai supereroi dei film americani, quali ad esempio l’Uomo Ragno, Batman, Daredevil, cosa che non stupisce affatto ma della quale non sempre ci si sofferma a indagarne i motivi reali e sottesi.
È per questo motivo che Ilana ha avuto l’idea di approfondire lo studio semiotico sul supereroe Daredevil, che tanto influisce nella formazione dell’immaginario infantile.
I film che affascinano i bambini sono infatti carichi di segni e simboli, a partire dall’abbigliamento dei loro protagonisti, per cui chiediamo alla ricercatrice come è nata la sua idea, quali aspetti ha indagato e quali sono le conclusioni a cui è giunta attraverso questo studio.
Che cosa ti ha indotto a compiere questo studio?
È stato lo studio del gusto filmico dei bambini che mi ha spinto ad approfondire la mia analisi. Questo modo di lavorare – partendo appunto dai gusti, dalle esperienze e dalle preferenze dei bambini riguardo ai media che consumano – è un modo di lavorare che è in perfetta consonanza con il cuore della ricerca sull’Educazione e i Media. Impariamo con gli Studi Culturali che è importante partire degli oggetti e dai prodotti che vengono vissuti e valorizzati dal nostro pubblico. Io, da sola, probabilmente non sarei mai arrivata ad analizzare Daredevil. Ho seguito il passo dei bambini e, grazie a ciò, ho potuto scoprire interessanti tracce di analisi e di riflessione.
Per esempio, molte persone mi chiedono come mai sono arrivata a studiare la relazione fra fetish e supereroi. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, infatti, non ho preso in considerazione questa relazione come tema di studio a priori. Solamente a lavoro iniziato, quando ho condotto l’analisi semiotica delle copertine dei dvd amati dai bambini, la relazione chiaramente esistente fra fetish e supereroi si è evidenziata ai miei occhi.
Come hai condotto il tuo studio e di che metodologie e strumenti ti sei avvalsa?
La metodologia del mio lavoro è stata complementare a quella adottata dal GRUPEM. Infatti sono partita proprio dai dati raccolti dal gruppo di ricerca: i disegni del Museo di Immagini e le spiegazioni che i bambini hanno dato per motivare le loro scelte (raccolte tramite registrazioni audio) per arrivare poi a proporre l’analisi semiotica delle copertine dei DVD dei film segnalati dai bambini come preferiti – principalmente Batman, Uomo Ragno, Superman e Daredevil.
Cosa lega così fortemente l’immaginario infantile alla figura del supereroe e del mondo fantastico che egli abita?
L’essere umano è prima di tutto un essere simbolico. Attraverso il suo linguaggio e le sue fantasie possiamo esplorare campi possibili ed impossibili dell’immaginazione che tante volte rappresentano il superamento dei nostri limiti e la potenzializzazione delle nostre forze e delle nostre capacità di affrontare e superare i problemi. Un supereroe affascina proprio per questo motivo e il problema non è la sua presenza o meno nell’immaginario dei bambini, bensì quali valori vengono evidenziati e messi in scena attraverso le vite dei supereroi rappresentate nei film che i bambini hanno indicato come i loro preferiti.
Quali sono le maggiori identificazioni che i bambini compiono?
Nella maggior parte dei film (36 quelli proiettati nel Museo di Immagini), la lotta tra il Bene e il Male è rappresentata attraverso la contrapposizione di militari o poliziotti da una parte e ladri, assassini, terroristi e psicopatici dall’altra.
Il pericolo è sempre imminente: che sia per difendersi da attacchi alieni o da minacce di distruzione della Terra, è sempre necessario “agire”. E di solito l’azione avviene con l’ausilio di armi e arti marziali.
Nel caso dei 30 bambini coinvolti nello studio del GRUPEM, è da sottolineare come Daredevil metta in gioco una componente affettiva molto forte: il supereroe è orfano di madre e perde il padre in seguito ad un assassinio. Si tratta di una situazione verosimilmente comparabile a quelle che vivono e che vedono intorno a loro i bambini brasiliani coinvolti nello studio. Inoltre, il supereroe diventa prima cieco e poi riceve degli “strani” poteri grazie ai quali riesce ad uscire dalla situazione di sottomissione e bullismo di cui in precedenza era vittima.
E dal punto di vista della produzione cinematografica, pensi ci sia consapevolezza e intenzione dietro la forte simbologia di un film come Daredevil?
La narrativa che tratta storie di eroi, come già analizzato da Joseph Campbell, esplora alcuni elementi strutturali comuni, gli stessi elementi che vengono universalmente trovati nei miti, nelle favole e nei sogni. Questa struttura è chiamata “Giornata dell’eroe” e può essere descritta più o meno così:
- tutto inizia in un mondo ordinario e comune (ad esempio un bambino orfano che vive la sua quotidianità, come nel caso di Daredevil);
- l’eroe viene chiamato all’avventura (solitamente sotto forma di una sfida da affrontare);
- vi è l’incontro con il Mentore (nel caso di Daredavil, il padre morto rappresenta il vincolo tra i padri e figli, tra Dio e gli umani, tra medico e paziente). Però il Mentore segue il discepolo solo fino ad un certo punto, dopo del quale l’eroe deve superare i problemi da solo;
- Superamento del primo stadio (prove, test, nemici);
- Avvicinamento alla Caverna (l’eroe si approssima al pericolo – simboleggiato da un luogo, talvolta misterioso, in cui entrare);
- Prova suprema;
- Ricompensa;
- Ritorno al mondo ordinario (con l’elisir).
Tutta questa simbologia è molto conosciuta dai registi di Hollywood.
Quali sono le cose più interessanti che hai scoperto?
Tanto Daredevil quando Elektra, i personaggi principali del film, vestono con vinyl stretch, uno dei tessuti più utilizzati dall’universo erotico. Insieme alla pelle, al lattice e al PVC, il vinyl possiede una grossa carica feticista, principalmente nei settori legati alla cultura BDSM (ovvero “bondage, dominazione, sottomissione e masochismo”).
Quando l’immagine di un eroe o di una eroina è legata a certi atteggiamenti e ad un certo vestiario (pelle, vinyl, stivali, maschere, colori scuri, doppia identità, predisposizione alla lotta, formazione in arti marziali) vi sono associati molti significati. Il corpo, passibile di invecchiare, non si mostra quando si è supereroi. La giovane età sembra essere una cosa molto importante, cosi come la forma fisica atletica.
Ma in questo modo, per i bambini, l’essere supereroi rappresenta essere giovani e abili nelle arti marziali, avere un corpo atletico, potersi vestire aderenti e possedere una doppia identità? E gli eroi hanno bisogno di agire necessariamente con violenza? Mi pongo queste domande.
Perchè e in che modo uno studio semiotico di questo tipo è importante per la Media education?
Come sottolinea il professor Pier Cesare Rivoltella la Semiotica, la Sociologia della Comunicazione e gli Studi Culturali sono tre grandi temi di ricerca e di interesse per chi si occupa di Media Education. É necessario esplorare delle metodologie che ci permettano di comprendere i media e i processi che interessano dal punto di vista dalle logiche di trasmissione dei valori. Lo studio semiotico può essere fatto non solo dal ricercatore o dai professori, ma insieme agli alunni. Mettere gli alunni in grado di disporre delle tecniche di analisi degli oggetti e dei prodotti mediali che piacciono loro, vuol dire metterli nella condizione di scoprire nuovi punti di vista e simbolismi che ignoravano e diventare così ancora più esperti e critici di fronte a quello che consumano e su cui fantasticano.
Il paper che raccoglie le riflessioni di Ilana Eleà è disponibile, in lingua portoghese. |
| a cura di Elena Valdameri
|
|