Come è nata la chitarra

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La chitarra ha origini molto antiche, tanto quanto la passione per la musica degli uomini. Le prime chitarre medievali derivano dai primi liuti arabi che avevano soltanto 4 corde, da qui la parola “Chahar”, che vuol dire ‘quattro’, e “Tar”, che indica le ‘corde’.

Ma già nel Medioevo si passò alla ‘quinterna’, l’antenata della chitarra come la conosciamo oggi. Ma questo strumento potrebbe avere origini ancora più antiche: 3500 anni fa uno strumento molto simile venne ritrovato in una tomba egizia, ma non fu mai appurato se si trattasse davvero di uno strumento musicale.

La chitarra moderna nasce in Spagna dal progetto di Antonio De Torres tra il ‘700 e l’800 e andò subito a sostituire la sua antenata. De Torres ampliò innanzitutto la tavola armonica disponendo il ponticello nel punto più largo, poi mise le tre catene trasversalmente, una sotto la buca e le altre due sopra. I raggi simmetrici e disposti a ventaglio li posizionò sotto il ponte, inoltre fissò le misure del manico e della tastiera rimaste ufficialmente in vigore fino ad oggi.

Le chitarre a sei corde furono prodotte per la prima volta a Napoli nel XVIII secolo e si espansero prima in Spagna e in Francia e poi in tutta Europa. Alla fine del 1800 la chitarra mostrava già la struttura di quelle odierne. Nel 1920 Christian Frederik Martin, un liutaio tedesco, apporto dei sostanziali cambiamenti alla struttura studiata da De Torres iniziando a costruire chitarre con corde in acciaio per accontentare la corrente dei musicisti country: questo richiedette modifiche alla cassa e introducendo l’incatenazione a ‘X’, utilizzata ancora oggi nella maggior parte degli strumenti folk.

Con la nascita delle orchestre jazz e blues si rese necessario sperimentare un nuovo tipo di chitarra che potesse suonare insieme ad altri strumenti senza che il suono dolce e acuto allo stesso tempo fosse sovrastato dagli altri suoni, così nacque la chitarra elettrica. CI pensò per primo un liutaio statunitense, Orville Gibson, che nel 1890 usò la tecnica della costruzione dei violini per creare le chitarre a cassa arcuata con buca ovale e corde d’acciaio per favorire la potenza del suono: l’esperimento funzionò e nacque quindi l’odierna chitarra archtop.

In realtà fu il contributo di Adolph Rickenbacker a creare la chitarra elettrica. Nel 1931 infatti realizzò un dispositivo capace di trasformare le vibrazioni in impulsi elettrici, il pick-up elettromagnetico. Nacque così la chitarra elettrica che la Gibson inizio a produrre nel 1935. Il primo modello, che riscosse molto successo, si chiamava ES 150 ed era un tipo di chitarra semi-acustica che grazie all’amplificazione poteva far coro con altri strumenti senza esserne sovrastata. Uno degli svantaggi di queste chitarre era il feedback acustico che, in risonanza con l’amplificatore, creava fastidiosissimi fischi e non permetteva accordi chitarra.

Il primo a tentare di risolvere il problema fu Les Paul che, nel 1941, creò la The Log nei laboratori Epiphone: la cassa, a forma di otto, era attaccata al manico di legno massiccio su cui erano installate le parti elettriche, ma la Gibson scartò il progetto. Leo Fender, nel 1948, crea la Broadcaster migliorando i modelli precedenti grazie all’aggiunta di legno massiccio per eliminare le risonanze indesiderate. L’industria stava cambiando e l’automatizzazione delle fabbriche permise di produrre gli strumenti in serie. La Broadcaster divenne in seguito Telecaster, un modello venduto ancora oggi dalla Fender.

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